Deputazione di storia patria per l’Umbria

 

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SOMMARIO

 

 

 

Riferimenti all'Umbria in

 

Picenum Seraphicum

 

 

 

1.    Ghinato Albertoeliciangeli Bernardino, Per una biografia di San Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 6 (1969), pp. 41-59: in particolare pp. 47, 48, 51, 58.

 

Fornisce informazioni bio-bibliografiche del predicatore francescano Giacomo della Marca, scolaro a Perugia nella prima metà del XV secolo. Oltre ad accennare agli studi giuridici effettuati nell’Ateneo umbro, l’a. ricorda il passaggio del Santo a Terni, come attestano i documenti scoperti fortuitamente da lui medesimo.

 

 

2.    Pagnani Giacinto, San Giacomo della Marca pacificatore della montagna maceratese, “Picenum Seraphicum”, 6 (1969), pp. 72-90: in particolare pp. 77, 86, 87, 89, 90.

 

Dopo aver descritto il difficile contesto politico-civile conosciuto dalle Marche tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, l’a. si concentra sulla figura e sull’opera di Giacomo della Marca. Tra le notizie biografiche è ricordata la sua presenza a Perugia, dove per pagarsi gli studi presso l’Ateneo fece da precettore ai figli di un gentiluomo perugino. Sono riportati, inoltre, diversi episodi verificatisi durante la sua predicazione a Cascia e soprattutto a Norcia (1425).

 

 

3.    Lioi Renato, Alcune lettere inedite di S. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 6 (1969), pp. 99-116: in particolare pp. 99-100, 115, 116.

 

Pubblica quattro lettere inedite di S. Giacomo della Marca, utili per la ricostruzione della sua biografia. La prima, rintracciata in un codice della Bodleiana di Oxford, fu scritta dal predicatore francescano il 30 luglio 1444 ad Assisi. Oltre alla pubblicazione delle lettere inedite, l’a., nel paragrafo conclusivo, passa in rassegna il materiale epistolario riguardante Giacomo. In esso risultano: una lettera del 15 novembre 1472 nella quale il marchigiano esprimeva il suo rammarico per non poter accettare l’invito rivoltogli dai cittadini di Assisi affinchè trascorresse gli ultimi anni nella loro città; una scritta a Perugia il 22 giugno 1445 e un’altra diretta al perugino Angelo Barsi.

 

 

4.    Pulcinelli Bernardino,  Iconografia di S. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 47-98: in particolare pp. 50-51, 56, 58, 74-75, 78, 79, 91.

 

Presenta, descrive ed elenca ciò che si conosce del materiale iconografico riguardante S. Giacomo della Marca. Tra i dipinti risultano: un affresco della chiesa di S. Fortunato a Todi, un quadro di Giovanni di Pietro detto ‘lo Spagna’ conservato nella Pinacoteca di Todi, un dipinto del Perugino eseguito per il Monte di Pietà di Perugia e oggi visibile nella Galleria Nazionale dell’Umbria (se ne riproduce la stampa), un affresco di Tommaso di ser Francesco Corbo nell’ex convento dei Frati Minori a Spello e un ritratto dipinto nel lunettone del chiostro del convento di Monteripido a Perugia. Tra le statue sono citate ed illustrate quella del XVIII secolo del convento dei Frati Minori di Farneto presso Perugia e quella rinvenuta nella chiesa di S. Bartolomeo a Foligno.

 

 

5.    Nicolini Ugolino, Chi era il ‘gentiluomo’ perugino che ospitò Domenico, Alias Giacomo da Monteprandone?, “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 190-193.

 

Avvalendosi degli scritti di storiografi “perugini” (in particolare Pellini, Vermiglioli, Scalvanti ed Ermini) e soprattutto attraverso l’analisi della documentazione proveniente dalla serie Consigli e Riformanze dell’Archivio Storico del Comune di Perugia, l’a. tenta di rintracciare il nome del perugino che ospitò Domenico Cangale da Monteprandone, più noto come Giacomo della Marca, durante la sua frequenza all’Ateneo di Perugia all’inizio della prima metà del XV secolo. Dopo uno studio accurato e puntuale (in cui tra l’altro sono chiarite alcune notizie della carriera accademica di Dionigi Barigiani, lettore di diritto nella città umbra), individua in Francesco di Baldo, figlio del celebre giurista perugino e professore nell’Ateneo patrio Baldo degli Ubaldi, il “gentiluomo”, che Domenico decise di seguire a Firenze quando questo dovette trasferirsi in quanto collaterale del podestà per il semestre gennaio-giugno 1416.

 

 

6.    Pagnani Giacinto, Il più antico convento francescano di Ascoli, “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 194-208: in particolare p. 195.

 

Apporta un contributo sull’identificazione del più antico convento francescano di Ascoli Piceno. Tra le carte utilizzate per il saggio risulta una pergamena del 10 ottobre 1258 (rinvenuta nei documenti relativi all’Abbazia di Fiastra conservati nell’Archivio di Stato di Roma), in cui tra i frati “ascolani” che diedero il loro consenso affinchè venisse trattata la vendita del convento risulta un tal Berardo da Foligno.

 

 

7.    Pagnani Giacinto, Federazione tra Ascoli e Fermo promossa da S. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 209-221: in particolare pp. 210-212.

 

Nell’illustrare l’azione pacificatrice svolta da Giacomo della Marca nel 1446 tra Ascoli e Fermo, l’a. descrive il contesto storico marchigiano tra il 1433 ed il 1447, periodo in cui le Marche furono sottratte da Francesco Sforza al governo della Santa Sede. In particolare sono evidenziati gli scontri tra lo Sforza e i condottieri perugini Nicolò e Francesco Piccinino, che a capo delle truppe pontifice riportarono gravi sconfitte, rispettivamente a Montelauro e presso Montolmo. Viene menzionato, inoltre, l’episodio in cui Nicolò fece incarcerare Giacomo della Marca, reo di sostenere il duca di Milano.

 

 

8.    Cenci Cesare, Biblioteche e bibliofili francescani a tutto il secolo XV, “Picenum Seraphhicum”, 8* (1971), pp. 66-80: in particolare pp. 69, 70, 71, 74, 77.

 

Divide il lavoro in due sezioni: biblioteche e bibliofili presso i Frati Minori e biblioteche e bibliofili dell’Osservanza. Nella prima cita la biblioteca del Convento a S. Francesco ad Assisi, quella del Convento di S. Fortunato a Todi e quella del Convento di S. Francesco a Gubbio; tra i bibliofili risultano menzionati gli assisiati fra Luca e Girolamo.

 

 

9.    Allevi Febo, Dante e le Marche (a proposito delle note dantesche di San Giacomo della Marca), “Picenum Seraphhicum”, 8* (1971), pp. 81-99: in particolare p. 87.

 

Viene ricordato il giudice e persecutore di Dante, Cante dei Gabrielli da Gubbio, nella sua carica di podestà e capitano del popolo tenuta nel 1304 e nel 1306 a Rocca Contrada di Arcevia, dove nel 1320 fu anche vicario nella podesteria di Bosone da Gubbio.

 

 

10.     Nicolini Ugolino, I Minori Osservanti di Monteripido e lo ‘Scriptorium’ delle Clarisse di Monteluce in Perugia nei secoli XV e XVI, “Picenum Seraphhicum”, 8* (1971), pp. 100-130.

 

Ricostruisce e delinea l’ambiente, i luoghi e la cultura del “cenacolo perugino” di Monteripido, da cui partì l’impulso per l’attività dello “Scriptorium” delle clarisse di Monteluce, con il quale “il cenacolo” collaborò per circa un secolo. In particolare, dopo aver rimarcato il forte legame che si venne a creare fra i frati del suddetto “cenacolo” e l’Università perugina dove si erano formati, l’a., grazie allo studio di documenti provenienti dal Monastero di Monteluce (alcuni dei quali riportati in appendice), fornisce notizie sull’attività amanuense delle clarisse e alcuni profili di esse, come quelli delle perugine Cecilia Coppoli e Battista Alfani.

 

 

11.      Ghinato Alberto, I Monti di Pietà istituzione francescana, Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 7-62: in particolare pp. 14, 22-24, 26, 27, 33, 34, 37, 38, 45, 47, 49-50, 51, 54, 56.

 

In preparazione del convegno ‘I Monti di Pietà e le attività sociali dei francescani nel Quattrocento’, l’a. offre un’interessante visione d’insieme del tema, proponendo spunti bibliografici e notizie sulla formazione, sullo scopo sociale, sulle modalità di funzionamento dei nuovi Istituti, che fecero la loro comparsa in Italia nella seconda metà del XV secolo. In particolare viene rimarcato il fondamentale ruolo avuto da diversi frati dell’Osservanza (come Barnaba da Terni, Cherubino da Spoleto, Agostino e Fortunato Coppoli da Perugia) per la loro preparazione e invenzione, tanto da parlare di essi come di istituzioni francescane. Comunque, come viene  evidenziato, per la costituzione di alcuni Monti di Pietà importante fu il contributo fornito dai laici. Ad esempio, a Perugia questi ultimi parteciparono attivamente alla redazione dello statuto del Monte cittadino (1462), per la cui realizzazione fu comunque determinante ed incisiva la predicazione di fra Michele Carcano da Milano. Tra le altre informazioni riportate, dopo aver dato qualche accenno ai Monti di Pietà di Terni, Narni, Orvieto ed Amelia e aver sottolineato la scarsa impronta francescana nei primi statuti umbri, di particolare valore sono una serie di Consilia sulla fondazione del Monte perugino, tra i quali risaltano: ‘Civitas Perusina’ di Fortunato Coppoli (una copia è stata rintracciata in un manoscritto cortonese con le sottoscrizioni di otto autorità di Spoleto) ed il Consilium del Collegio dei Giuristi dell’Ateneo umbro, compilato secondo attendibili testimonianze da requisitionem di Giacomo della Marca.

 

 

12.     Mariano d’Alatri, Francescani e banchieri ebrei nelle città d’Italia durante il Quattrocento, “Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 63-73: in particolare pp. 64, 67-68, 70, 72.

 

Dopo aver ricostruito sinteticamente cause e condizioni circa l’emigrazione di ebrei e l’insediamento delle loro banche di prestito in moltissimi centri comunali della Penisola (come Todi ed Orvieto), l’a. evidenzia i contrastati e difficili rapporti tra francescani e la comunità ebraica. Tra gli episodi ricordati menziona le prediche di Fortunato Coppoli da Perugia al popolo di Amelia nel 1470 per aver ammesso in città prestatori ebraici e il contributo coatto versato nel 1462 dai banchieri ebrei per la fondazione del Monte di Pietà di Perugia.

 

 

13.     Leonardi Corrado, Le origini francescane del Monte di Pietà di Urbania, “Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 130-161: in particolare pp. 131, 132, 137, 138.

 

Nel ricostruire le origini del Monte di Pietà di Urbania illustra in sintesi quelle degli altri Monti della zona, ricordando che quello cagliese fu fondato nel 1469 da Fortunato Ibi da Perugia, appartenente all’Ordine dei Mendicanti, e che lo statuto pergolese fu approvato nel 1526 dal vescovo di Gubbio Luca Antonio. E’ citato, inoltre, fra gli ebrei che ebbero in appalto il banco del prestito a Castel Durante, il perugino Manuele Musetti.

 

 

14.     Sensi Mario,  Fra Andrea da Faenza istitutore dei Monti Frumentari, “Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 162-257: in particolare pp. 167-174, 178-181, 181-182, 182-184, 184-186, 194-195, 206, 208, 210, 211, 212-217, 224-225, 226-231, 231-232, 232-242, 245-247.

 

Tra i principali promotori dei Monti Frumentari in Italia sul finire del XV secolo figura il francescano Andrea da Faenza, fondatore di ben 10 Istituti di prestito del grano in quel periodo. In questo saggio l’a. ne riporta alcuni tratti biografici, focalizzando l’attenzione soprattutto sulle vicende che lo portarono ad avere un ruolo determinante per la formazione di tali Istituti. Vengono dedicati specifici paragrafi alla costituzione dei Monti Frumentari di Foligno (1488), Spoleto, Terni ed Orvieto (1490), Annifo (1492) e Trevi (1495?). Altro personaggio citato è fra Felice da Perugia, definito dall’a. “un simpatizzante dei Monti Frumentari”. Per quanto concerne l’azione del faentino in Umbria in appendice è riprodotto il materiale documentario utilizzato, rintracciato nelle Riformanze dell’Archivio di Stato sez. di Foligno e sez. di Spoleto, nella Biblioteca comunale di Foligno, negli Statuti dell’Archivio di Stato sez. di Orvieto e nell’Archivio parrocchiale di Annifo.

 

 

15.     Pagnani Giacinto, Una questione di priorità: Ascoli o Perugia, “Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 258-287.

 

Rifacendosi soprattutto al curato e documentato studio di Majarelli-Nicolini ‘I Monti di Pietà dei Poveri di Perugia, periodo delle origini 1462-1474’ (1962), l’a. fornisce una propria soluzione al difficile tema della “priorità” tra il Monte ascolano e quello perugino. Dopo aver dedicato ampio spazio alla ricostruzione delle vicende che portarono alla fondazione dei due Istituti, conclude riconoscendo la maggiore importanza del Monte di Perugia su tutti gli altri ma sostenendo la tesi che vuole il Monte di Pietà di Ascoli fondato nel 1458, ossia quattro anni prima di quello perugino.

 

 

16.     Mariano d’Alatri, La predicazione Francescana nel Due e Trecento, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 7-23: in particolare p. 21.

 

Tra i predicatori antieretici viene citato fra Sinibaldo dal Lago Perugino, che nel 1278, per volere di Nicolò III, preparò un’inquisitio generalis a Viterbo.

 

 

17.     Ghinato Alberto, La predicazione Francescana nella vita religiosa e sociale del Quattrocento, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 24-98: in particolare pp. 34, 41, 47, 48, 50-51, 52, 54-55, 56, 61, 63, 74, 75, 79, 80, 82, 94.

 

Offre schematicamente una ricca panoramica della predicazione francescana nel XV secolo, tra i cui protagonisti principali risultano diversi umbri o personaggi che hanno avuto a che fare con l’Umbria. Avvalendosi in particolare degli scritti di Agostino da Stroncone, Stanislao Majarelli e Ugolino Nicolini, riporta curiosità e notizie su Cherubino da Spoleto (m. 1440 ca.), del quale è ricordato “l’eccessivo ornamento letterario delle prediche”, Fortunato da Perugia, che mise pace tra senesi e fiorentini, i perugini Evangelista ed Isidoro, paceri fra Terni e Cesi, Bartolomeo da Giano, predicatore fuori Italia, Francesco da Trevi, detto “principe degli oratori” ed Evangelista Baglioni da Perugia, vicario generale dell’Osservanza. Tra i non umbri sono menzionati Bernardino da Feltre e Giacomo della Marca, entrambi predicatori a Perugia nella prima metà del XV secolo.

 

 

18.     Sensi Mario, Predicazione itinerante a Foligno nel secolo XV, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 139-195.

 

Dopo la caduta della signoria dei Trinci (1439) Foligno conobbe, a causa della peste, della carestia e soprattutto degli scontri fra le diverse fazioni, un forte stato di tensione, che proseguì sino alla fine del XV secolo. Nonostante ciò, questo periodo fu caratterizzato da un “rigoglio di vita spirituale”, testimoniato dagli 11 monasteri maschili e i 15 conventi femminili presenti nel territorio. Attraverso l’utilizzo del materiale documentario (riprodotto in appendice), proveniente in particolare dalle Riformanze dell’Archivio di Stato sez. di Foligno e sez. di Spello e dalla Biblioteca comunale di Foligno, l’a. si concentra su una parte fondamentale di tale risveglio: la predicazione francescana. Tra i predicatori nominati e risultanti negli atti consultati dall’a. figurano: Bartolomeo da Giano, Cherubino da Spoleto, Giacomo della Marca, Francesco da Spoleto, Fortunato Coppoli, Battista da Montefalco, Bernardino da Foligno e Felice da Perugia.   

 

 

19.     Schmitt Clemente, Introduzione allo studio degli Spirituali e dei Fraticelli, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 7-23: in particolare pp. 14, 16, 18, 19.

 

Nella prima metà del Trecento si formarono e si diffusero nella Penisola movimenti pauperistici, considerati dalla Chiesa delle vere e proprie sette ereticali. L’a., introducendo allo studio del tema, accenna ai processi istituiti contro i ‘Fraticelli’ (sostenitori della povertà evangelica proclamata nel Capitolo generale di Perugia del 1322), tra cui quello di Rieti del 1334 contro Francesco Vanni d’Assisi e compagni. Tra i sostenitori della Santa Sede è citato fra Angelo di Assisi.

 

 

20.     Bartoli Langeli Attilio, Il Manifesto francescano di Perugia nel 1322 alle origini dei Fraticelli “de opinione”, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 204-261.

 

Tenta di individuare le reali ragioni che portarono alla contrapposizione tra papa Giovanni XXII ed i francescani rappresentati da Michele da Cesena, detti appunto ‘Michelisti’ o ‘Fraticelli dell’opinione’. In particolare punta l’attenzione sull’Assemblea Generale che si riunì a Perugia tra il 30 maggio ed il 7 giugno 1322, dalla quale si ebbe la stesura del Manifesto che, nonostante mostri lo sforzo di equilibrare la polemica in maniera diplomatica, segna una frattura fra le parti. E’ messo in luce, inoltre, il forte ed attivo impegno del Comune perugino per la causa dei ‘Fraticelli’, visto che nel 1327 i Priori cercarono una mediazione fra il papa e il Ministro Generale, ossia Michele da Cesena.

 

 

21.     Nicolini Ugolino, I Fraticelli di Montemalbe a Perugia nel secolo XIV, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 262-281.

 

Nonostante papa Giovanni XXII (1316-1334) con la bolla ‘Sancta Romana’ del 30 dicembre 1317 avesse condannato gli Spirituali e le varie sette eretiche dell’epoca, ancora alla fine del 1318 il movimento dei Fraticelli era ben vivo e ben radicato nella “densa selva” perugina di Monte Malbe. Attraverso lo studio dei documenti rintracciati nel fondo ‘Gardone’, nei Catasti e nella serie Consigli e Riformanze dell’Archivio di Stato di Perugia, l’a. ricostruisce la storia e delinea le vicende del “fraticellismo” a Perugia, partendo dal 1277, quando i “fratres de Monte Malbe” appaiono per la prima volta nei documenti perugini, in quanto sovvenzionati dal Comune. In particolare, dopo aver fornito informazioni sul quadro topografico degli insediamenti dei Fraticelli a Monte Malbe, evidenzia il forte legame di essi con la città (è ricordata ad esempio la concessione da parte del Comune dei terreni in cui si insediarono), indagando soprattutto sull’atteggiamento benevolo avuto non solo dalle autorità laiche ma anche da quelle religiose (in particolare dal vescovo Andrea Bontempi), che nel 1359 riconobbero il movimento guidato da Francesco di Nicolò da Perugia.

 

 

22.     Mariano d’Alatri, Fraticellismo e inquisizione nell’Italia centrale, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 289-314: in particolare pp. 290, 291-292, 293, 296, 300, 308, 311.

 

Tra il 1322 ed il 1467 sono documentati una trentina di processi istruiti contro i cosiddetti ‘Fraticelli’. Tra gli episodi di repressione dei quali l’a. dà notizia sono presenti diversi umbri. Tra gli inquisiti risultano: Monaldo da Perugia, Fredo e Ugolino da Gubbio nel 1333; Francesco Vanni d’Assisi e Giovanni Toni da Spoleto nel 1334 e Francesco di Nicolò da Perugia nel 1361. Tra i giudici istruttori sono menzionati: Angelo da Assisi., Pietro di Bartolomeo da Foligno, Simone Filippi e Tommaso da Spoleto.

 

 

23.     Sensi Mario, Dossier sui clareni della Valle Spoletana, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 315-404.

 

Partendo dalla scoperta casuale, nell’Archivio Notarile di Spello, di un privilegio emanato il 30 agosto 1406 dalla Curia vescovile di Spoleto, porta un contributo alla conoscenza delle tappe fondamentali del passaggio dagli Spirituali ai Clareni ortodossi. A tal proposito tratteggia in maniera accurata e particolareggiata la situazione e lo sviluppo delle comunità francescane nella Valle Spoletana servendosi delle approfondite ricerche ed indagini condotte negli archivi storici comunali e notarili di Foligno, Trevi, Montefalco, Assisi, Cannara, Bevagna e di Spoleto. Attraverso l’analisi di tale documentazione (riccamente riprodotta in appendice) presenta un contesto carico di spiritualità, consentendo di comprendere come nella Valle Spoletana si siano avuti eventi fondamentali per la storia francescana: la nascita dell’Osservanza nel 1368, la riorganizzazione dei Clareni sotto papa Bonifacio IX e la riunificazione del Terzo Ordine regolare italiano.

 

 

24.     Annibaldi Giovanni, L’azione repressiva di Martino V contro i ribelli di Jesi ed i Fraticelli di Maiolati, Massaccio e Mergo, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 405-430: in particolare pp. 406-407.

 

Nel narrare le turbolenti vicende che caratterizzarono la storia di Jesi tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, l’a. ricorda la conquista della cittadina marchigiana da parte del condottiero umbro Braccio da Montone, che ne mantenne il possesso dapprima come feudatario, poi come vicario pontificio ed infine come usurpatore.

 

 

25.     Sensi Mario, Brogliano e l’Opera di fra Paoluccio Trinci, Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 7-62.

 

Servendosi di nuove ricerche di archivio, sottolinea il ruolo avuto durante i primi anni dell’Osservanza dall’eremo di S. Bartolomeo di Brogliano, situato nell’altopiano di Colfiorito, nell’appennino umbro-marchigiano. Dopo aver datato l’origine dell’eremo alla fine del XIII secolo, l’a. sgombra ogni ipotesi di giurisdizione di Foligno sulla chiesa, riportando testimonianze dell’epoca e documenti con i quali l’assegna senza ombra di dubbio a Camerino. Successivamente l’a. si sofferma sui primi francescani presenti a Brogliano, come Gentile da Spoleto detto ‘de Carceribus’ e Paoluccio Trinci. Di quest’ultimo, vescovo di Foligno dal 1326 al 1363, fornisce notizie estrapolate dalle biografie di Bernardino Amici da Fossa, Giacomo Oddi da Perugia e Mariano da Firenze. In particolare, largo spazio è dedicato alla sua entrata nell’eremo di Brogliano nel 1368 e alla sua opera riformatrice detta ‘Ordo de Observantiae’, a cui aderirono i conventi perugini di Monte Malbe, San Francesco e Farneto, e quello assisiate di San Damiano.

 

 

26.     Rusconi Roberto, La tradizione manoscritta delle opere degli Spirituali nelle biblioteche dei predicatori e dei conventi dell’Osservanza, “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 63-137: in particolare pp. 70, 84, 96, 97, 100, 102, 104, 108, 115, 125, 128, 130.

 

Seppur ripetutamente bandite (sono ricordate le disposizioni emanate dal capitolo di Assisi del 1354), le opere degli Spirituali furono trascritte e riportate in manoscritti dalla “dissidenza francescana”. Nelle biblioteche dei conventi dell’Osservanza si rintraccia, tra i manoscritti del XV secolo, un laudario iacoponico proveniente dal convento di Monteripido a Perugia e oggi conservato nella Biblioteca Comunale della stessa città umbra. L’a., inoltre, evidenzia come negli scritti dei francescani del XV e XVI secolo (tra gli altri sono menzionati Giacomo Oddi e Gabriele da Perugia) venissero riportate ampie citazioni di autori Spirituali, come Iacopone da Todi e Simone da Cascia.

 

 

27.     Boccanera Giacomo, L’Osservanza e la B. Camilla Battista da Varano (1458-1524), “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 138-159: in particolare pp. 141, 143, 149-150.

 

Fornisce notizie sul movimento francescano degli Osservanti nel camerinese, tra i cui seguaci vi fu fra Benedetto da Camerino, morto a Perugia nel 1424. Ricorda lo scontro tra Giacomo della Marca e l’agostiniano Andrea di Vanne da Cascia, avvenuto nel 1425, e l’attestato di devozione verso gli Osservanti fatto da Giovanni Maria da Varano, che fece dipingere due tele votive per la chiesa di S Francesco da Eusebio di S. Giorgio da Perugia, allievo del Vannucci nel 1512. E’ riportata, inoltre, la notizia che Elisabetta da Varano e sua madre Battista entrarono nel convento di Santa Lucia a Foligno.

 

 

28.     Pagnani Giacinto, Passaggio di truppe a Colfiorito visto dal convento di Brogliano al tempo della guerra di successione al trono di Spagna, “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 178-185.

 

Presenta una memoria del 16 giugno 1707 rinvenuta dallo storico di Nocera Umbra Alessandro Alfieri, in cui viene descritto il passaggio e la sosta a Colfiorito delle truppe austriache guidate dal conte Daun, dirette verso il Regno di Napoli. Protagonista del piccolo memoriale fu Antonio Magonzelli Emiliani, abitante di Nocera, che insieme all’amico Gregorio Roselli giunse al convento di Brogliano dal quale descrisse lo spettacolo delle truppe accampate nella sottostante pianura.

 

 

 

29.     Mariano d’Alatri, Il processo di Foligno contro quattro abitanti di Visso seguaci dei fraticelli, “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 222-261.

 

Riporta integralmente gli atti (conservati nell’Archivio di Stato di Foligno) del processo svoltosi a Foligno nell’estate del 1455 contro quattro uomini di Visso accusati di essere seguaci dei Fraticelli dell’opinione, mettendo in luce alcuni dati che fanno luce su aspetti poco noti del fraticellismo quattrocentesco. Il processo fu tenuto presso il tribunale del governatore ecclesiastico di Foligno Bartolomeo Vitelleschi e si concluse con una sentenza di scomunica.

 

 

30.     D’Andrea Gioacchino, Precursori e propagatori dell’Osservanza nel regno di Napoli, “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 262-272: in particolare p. 262.

 

Nel fornire un contributo alla conoscenza del movimento francescano nel regno di Napoli l’a. ricorda che la vetusta Provincia “Terrae Lavoris” fu fondata nel 1215 da Agostino d’Assisi.

 

 

31.     Gieben Servus, Il richiamo della foresta: la funzione del bosco presso i primi cappuccini, “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 289-295: in particolare pp. 289, 292, 293, 294.

 

Mette in evidenza l’importante funzione spirituale che il bosco ebbe fra i riformatori francescani del Cinquecento, citando tra i luoghi di preghiera i boschi di Monte Malbe, Narni e Spoleto, nonché le grotte o “celle solitarie” di Collepepe.

 

 

32.     Pagnani Giacinto, La patria e la famiglia di s. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 7-154: in particolare pp. 49, 94-95, 110, 113.

 

L’a. ricorda che Giacomo della Marca (1394-1476) studiò all’Università di Perugia e che suo nipote Bartolomeo si iscrisse alla Compagnia perugina “di S. Girolamo, S. Francesco e S. Bernardino” (matricola compresa tra il 1448 ed il 1462). Fra le notizie storiche fornite sulla patria di S. Giacomo viene citato Filippo da Spello, podestà di Ascoli nel 1297.

 

 

33.     Paci Libero, Ricordi maceratesi di San Giacomo, “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 201-211: in particolare pp. 205-206.

 

Tra le vicende riguardanti il “rapporto” fra Macerata e Giacomo della Marca l’a. ricorda che nel 1429 il perugino Benedetto Guidalotti, appena nominato vescovo di Macerata, prese i dovuti provvedimenti per entrare in possesso della “tavoletta” con il nome di Gesù lasciata da Giacomo alla cittadinanza.

 

 

 

34.     Picciotti Felice, San Giacomo della Marca a Recanati e Loreto, “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 212-232: in particolare p. 217.

 

Viene citato il ‘Dialogo contro i Fraticelli’ di Giacomo della Marca, nel quale è ricordato un singolare incontro fra essi e Braccio da Montone (1368-1424) nella zona di Recanati, dopo che il condottiero umbro aveva saccheggiato la città non risparmiando gli stessi beni dei Fraticelli.

 

 

35.     Allevi Febo, Costume, folklore, magia nell’Appennino umbro-marchigiano nella predicazione di S. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 233-307.

 

Nel 1425 Giacomo della Marca si recò a predicare nella zona dei Sibillini, entrando in contatto con una realtà fortemente intrisa di superstizione. A questo proposito sono riportati episodi folcloristici e descritti riti magici di Norcia, Cascia, Nocera Umbra e Spoleto.

 

 

36.     Sensi Mario, Rapporti tra S. Giacomo della Marca e le confinanti città umbre (Assisi, Foligno, Spoleto), ”Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 308-325.

 

Grazie alla consultazione ed alla visione di documenti rinvenuti in diversi archivi umbri, l’a. fornisce informazioni sull’apostolato religioso e sociale di Giacomo della Marca in Umbria, cominciando dal 1440, quando è documentata una sua predicazione ad Assisi. Successivamente riporta episodi e notizie della presenza del marchigiano a Todi, Terni, Foligno, Spoleto e Perugia, dove nel marzo 1445 concluse trionfalmente una predicazione quaresimale. Viene sottolineato, infine, che il ricordo dell’operato di fra Giacomo in terra umbra durò a lungo e la devozione nei suoi confronti fu così forte che Foligno nel 1716 lo nominò comprotettore, come testimonia la delibera consiliare riprodotta nell’appendice documentaria.

 

 

37.     Franchi Antonino, La svolta politico-ecclesiastica tra Roma e Bisanzio (1249-1254). La legazione di Giovanni da Parma. Il ruolo di Federico II, “Picenum Seraphicum”, 14 (1977-1978), pp. 7-288: in particolare pp. 98, 153, 158-160, 164, 189-193, 222, 237-239, 244, 249.

 

Riporta, tra i vari documenti e le fonti letterarie utilizzate per ricostruire una giusta cronologia degli eventi in questione, una lettera lionese dell’ 8 agosto 1250 scritta da papa Innocenzo IV, conservata nell’Archivio del Sacro Convento di Assisi. Di essa l’a. offre alcune notizie, interrogandosi sul perché e su come fosse finita in Umbria. Ampio spazio viene dedicato agli arrivi delle legazioni bizantine a Perugia presso la curia papale tra il 1251 ed il 1252 e ad Assisi nel 1254.

 

 

38.     Gattucci Adriano, Francone Rondi degli Artenisi di Amelia, cancelliere del comune di Ascoli Piceno nel 1430, e la sua ‘Oratio’ in difesa di S. Giacomo della Marca, “Picenum Seraphicum”, 14 (1977-1978), pp. 289-382.

 

Appartenente ad una delle famiglie più conosciute di Amelia, Francone Rondi degli Artenisi, all’inizio del XV secolo, figura essere un importante esperto di diritto e uomo di lettere. Dopo averne fornito un dettagliato quadro biografico (reso possibile dalle notizie derivanti dai suoi scritti e dai documenti rinvenuti nell’Archivio Storico Comunale di Amelia), l’a. ne riporta integralmente l’‘Oratio pro frate Iacobo de Montebrandone ordinis observantiae’, tratta dal manoscritto Vat. Pal. Lat. 1378, in cui l’amerino offre importanti informazioni sulla predicazione ascolana di Giacomo nel 1430.

 

 

39.     Parisciani Gustavo, Felice Antonio Lunerti da Sarnano OFM Conv. (m. 1750) e la sua fallita riforma, “Picenum Seraphicum”, 15 (1979-1980), pp. 7-122: in particolare pp. 7, 47-61, 118-119.

 

 

Fa luce sulla proposta di riforma dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali avanzata a Rivotorto di Assisi nel 1713 da fra Felice Antonio Lunerti da Sarnano, sinora trascurata da ogni fonte storiografica francescana. Come si evince dalla ricostruzione della vicenda (per la quale l’a. si avvale di documenti provenienti soprattutto dall’Archivio del Sacro Convento di Assisi, oggi conservato quasi interamente nella Biblioteca comunale assisiate), il tentativo fallì miseramente e lo stesso padre Lunerti visse gli ultimi anni della propria esistenza ignorato ed umiliato.

 

40.     Fabbi Ansano-Ceccarelli Giampiero, I Francescani in Valnerina, “Picenum Seraphicum”, 16 (1981-1983), pp. 7-149.

 

Dopo aver fornito un quadro oro-idrografico della Valnerina, l’a., partendo dalla predicazione dei benedettini nel VI secolo, si sofferma sulla diffusione del movimento francescano nella zona. Interi paragrafi sono dedicati ai conventi o monasteri di Campi di Norcia, Sellano, Montesanto, Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Santa Anatolia, Ferentillo, Arrone, Monteleone di Spoleto, Norcia e Cascia. Di tali luoghi sono riportate alcune notizie storiche e di molti di essi ampie informazioni sui rispettivi Monti Frumentari.

 

41.     Cordella Romano, Il ‘memoriale’ della clausura di Norcia, “Picenum Seraphicum”, 16 (1981-1983), pp. 151-193.

 

Dal codice intitolato ‘Memoriale della clausura’, custodito presso le clarisse di S. Maria della Pace di Norcia, l’a. presenta la cronaca della riforma del monastero nursino di S. Maria Maddalena, avvenuta nel 1518 per opera delle monache legate all’ambiente perugino di Monteluce. Prima della riproduzione delle pagine del Memoriale si sofferma sull’analisi del documento, evidenziando che può essere ascritto ad un’epoca immediatamente successiva all’avvenimento (se non coeva), che l’autrice è da ricercarsi fra le monache di estrazione perugina (forse suor Eufrasia Alfani) e che lo scopo era quello di lasciare un racconto dettagliato dei fatti che portarono alla riforma e degli eventi che la seguirono.

 

42.     Menichelli Angelo, L’ultimo viaggio di San Francesco, “Picenum Seraphicum”, 16 (1981-1983), pp. 221-252.

 

Dai testi agiografici di Celano e di Bonaventura e dalla ‘leggenda perugina’ riporta notizie sugli ultimi mesi di vita di S. Francesco, spentosi a Santa Maria degli Angeli la sera del 3 ottobre 1226. In particolare, l’a. ricostruisce le tappe ed illustra le motivazioni che portarono Francesco a Bagnara di Nocera nel luglio-agosto di quell’anno. E’ ricordata la presenza di un dormitorio nella zona, direttamente dipendente dal convento di Nocera, probabilmente fondato dal Santo.

 

43.     Parisciani Gustavo, Gianvincenzo e Lorenzo Ganganelli ‘figli del convento di Urbino’. Due opposte vicende, “Picenum Seraphicum”, 17 (1984-1987), pp. 7-130: in particolare p. 125.

 

Narra e confronta le due opposte esistenze dei fratelli Gian Vincenzo e Lorenzo Ganganelli. Di quest’ultimo, papa con il nome di Clemente XIV (1769-1774), l’a. ricorda la presenza ad Assisi il 22 ottobre 1757 e l’amichevole corrispondenza con monsignor Antonio Maffei, vescovo di Foligno.

 

44.     Urbanelli Callisto, Il culto a San Francesco d’Assisi e i Conti di Montefeltro del secolo XVIII, “Picenum Seraphicum”, 17 (1984-1987), pp. 169-189: in particolare pp. 169-170, 179.

 

Dopo aver ricordato che le Marche furono meta privilegiata di San Francesco per i suoi primi viaggi apostolici, l’a. cita il conte Guido da Montefeltro che, dopo una vita alquanto turbolenta, entrò nell’Ordine dei Minori e  poco dopo fu assegnato alla Provincia dell’Umbria e inviato ad Assisi.

 

45.     Evangelisti Paolo, Un secolo d’oro. L’impegno diplomatico-informativo e l’azione evangelizzatrice dei francescani in Asia tra il 1245 e il 1368, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 19 (2000, ma 2001), pp. 255-276: in particolare pp. 257, 258-260, 262, 266-268, 269.

 

A seguito delle invasioni mongole subite dall’Europa centro-orientale papa Innocenzo IV, nel concilio di Lione del 1245, con il provvedimento ‘Remedium contra Tartaros’ diede il via alla formazione di una legazione francescana da inviare in Asia. In tal modo iniziò quella stagione missionaria e diplomatica minoritica del XIII e XIV secolo, tra i cui principali protagonisti figura Giovanni di Pian del Carpine (ca. 1190 - 1252), l’unico ad essere ricevuto dai vertici mongoli, recapitando al Kan le prime due bolle papali tradotte in persiano. Come per Pian del Carpine, l’a. fornisce notizie sulla vita e sul pensiero degli altri esponenti francescani che intrapresero la via dell’Oriente, come Andrea da Perugia (m. nel 1332 ca.), promotore dell’edificazione di un convento e di una chiesa a Zayton, di fronte all’isola di Taiwan.

 

 

46.     Bocchetta Monica, Iacentes in carceribus. Reclusione femminile a Fabriano fra la metà del XIII ed i primi del XV secolo, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 20 (2001, ma 2002), pp. 249-273: in particolare pp. 262-263.

 

Tra il XIII ed il XV secolo le esigenze pauperistiche da un lato e le aspirazioni penitenziali dall’altro rappresentarono le principali vie che le donne e gli uomini intrapresero per un nuovo vivere religioso. In questo contesto la reclusione si propose come interprete delle nuove istanze dell’agere poenitentiam. Sul rapporto tra carceratae e le istituzioni religiose, l’a. sottolinea come le regole per le recluse venissero stabilite dai vescovi spesso attraverso l’assunzione della regola benedettina o di quella agostiniana, come accadde in Umbria con gli interventi episcopali a Città di Castello, Spoleto, Gubbio e Nocera.

 

 

47.     Visani Oriana, Giacomo della Marca e Roberto da Lecce: due grandi operatori culturali a confronto, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 21 (2002, ma 2003), pp. 33-47: in particolare pp. 41-45.

 

Confrontando la personalità culturale di Giacomo della Marca e Roberto da Lecce l’a. ricorda le predicazioni tenute nella chiesa di S. Francesco a Terni dal marchigiano tra il 1444 ed il 1452. Evidenzia come il sermo de iuditio influenzò il pittore umbro Bartolomeo di Tommaso negli affreschi che eseguì nella cappella Paradisi della chiesa ternana di San Francesco verso la metà del XV secolo. Dei dipinti, illustrati dettagliatamente, sono riportate quattro tavole.

 

 

48.     Bracci Silvano, I miracoli della Vergine delle Grazie di Monteprandone e S. Giacomo della Marca, dal manoscritto n. 6 della Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 21 (2002, ma 2003), pp. 75-101: in particolare pp. 77-80, 92.

 

Descrizione del manoscritto miscellaneo n. 6 della Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno, in cui risultano numerose laudi di Iacopone da Todi. Tra gli amanuensi degli scritti di Giacomo della Marca, inoltre, viene citato il tudertino fra Giacomo.

 

 

 

49.     Monelli Nanni, Analisi urbanistica ed architettonica del monastero di San Tommaso apostolo delle Clarisse in Potenza Picena, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 22-23 (2003-2004, ma 2005), pp. 159-202: in particolare pp. 161, 171.

 

Nell’analizzare architettonicamente ed urbanisticamente il monastero di S. Tommaso Apostolo di Potenza Picena l’a. ricorda che la tradizione vuole il monastero fondato dalle clarisse di S. Damiano di Assisi.

 

 

 

50.     Volpe Gianni, La vil materia, ovvero l’architettura cappuccina dalle origini nelle Marche, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 22-23 (2003-2004, ma 2005), pp. 203-245: in particolare pp. 223-224.

 

Tra i primi conventi edificati dai cappuccini nella zona di Fano è menzionato quello dedicato a Santa Elia a Magliano costruito nel 1530. Fra i primi occupanti e costruttori è citato Ludovico da Foligno, frate osservante e guardiano del convento di Brogliano.

 

 

51.     Marcelli Luca, Gli insediamenti francescani nella custodia di Jesi (nei secoli XIII-XIV), “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 24 (2005), pp. 11-102: in particolare pp. 14, 35-36, 56, 83-84.

 

Ricostruisce le tappe della presenza francescana e le relative vicende insediative nella custodia di Jesi tra il XIII e il XIV secolo. Tra le cinque diocesi che rientrano in questo territorio, figura anche quella di Nocera Umbra. Dopo aver fatto riferimento ad una indulgenza che papa Niccolò IV elargì da Orvieto il 7 luglio 1290, l’a. evidenzia come i frati difesero strenuamente le donazioni terriere ricorrendo anche a vie legali. In tal senso viene citata una sentenza del 26 settembre 1372 emessa da Tommaso da Foligno, decretorum doctor. E’ esaltato il modello “porziuncola” come archetipo di insediamento francescano.

 

52.     Sancricca Arnaldo, La genealogia delle province de’ beati, e santi della religione di S. Francesco. Un’opera a stampa attribuita a Frà Mariano da Firenze nel Summarium super non remotione cultus di S. Liberato da Loro, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 24 (2005), pp. 147-189: in particolare pp. 157, 158, 160, 171, 174, 177, 179-180.

 

Tra le vite presenti nel codice Giaccherino risulta quella del beato Biagio da Norcia e di San Bernardino da Siena, presente anche nel codice riguardante frà Mariano da Firenze (1467-1523), come quelle di Iacopone da Todi, Paoluccio Trinci, Antonio da Stroncone, Simone d’Assisi ed altri.

 

53.     Baldetti Ettore, La quinta crociata e San Francesco d’Assisi nelle fonti di Cagli, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 24 (2005), pp. 263-285.

 

Fornisce un nuovo contributo conoscitivo sulla partecipazione di San Francesco d’Assisi alla quinta crociata, analizzando un’epistola pontificia indirizzata al vescovo di Cagli fin qui ritenuta marginale per la ricostruzione della vita del Santo dalla storiografia francescana.

  

54.     Cesaroni Gianluca, Costituzioni quattrocentesche della Provincia della Marca in un codice della Biblioteca Benincasa di Ancona, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 25-26 (2006-2008, ma 2009), pp. 317-354.

 

Nella Biblioteca Comunale Benincasa di Ancona rinviene un codice contenente quattro costituzioni dell’Osservanza. Nella prima, redatta nella congregazione generale di Osimo del 1461, sono fornite, in forma di compendio, le costituzioni martiniane scritte e deliberate nel capitolo di Assisi del 1430.

 

55.     Levantesi Luca, Il passaggio di San Francesco presso l’abbazia di Sant’Urbano all’Esinante. E le donazioni di terre da parte dei monaci, “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 25-26 (2006-2008, ma 2009), pp. 417-419.

 

Dallo studio di vecchi e nuovi documenti l’a. consolida l’ipotesi del passaggio di San Francesco nel 1217 presso l’abbazia di Sant’Urbano all’Esinante e la successiva donazione, da parte dei monaci, di alcuni beni nelle vicinanze del castello di Faeta.

 

Recensioni e Segnalazioni

 

Majarelli Stanislao-Nicolini Ugolino, Il Monte dei Poveri di Perugia, periodo delle origini 1462-1474, Perugia, (1962), pp. 448, “Picenum Seraphicum”, 6 (1969), pp. 134-141. (R)

 

Aspetti dell’Umbria dall’inizio del secolo VIII alla fine del secolo XI. Atti del III convegno di studi umbri, Gubbio 23-27 maggio 1965, a cura della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia, Perugia, (1966), “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 222-225. (R)

 

Filosofia e cultura in Umbria tra Medioevo e Rinascimento. Atti del IV convegno di studi umbri, Gubbio 22-26 maggio, a cura della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia, Perugia, 1967, “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 226-228. (R)

 

Documentazione ritiana antica , Monastero di S. Rita-Cascia, 1968, 3 voll., “Picenum Seraphicum”, 7 (1970), pp. 242-244. (R)

 

Gatti M., Le carceri di S. Francesco del Subasio, Assisi, 1969, pp. 198, ill. con tav., “Picenum Seraphicum “,8 (1971), pp. 198-199. (R)

 

Fabbi Ansano, Antichità Umbre (natura, storia, arte), Assisi, 1971, pp. 448, “Picenum Seraphicum”, 8 (1971), pp. 216-217. (R)

 

Sabatelli Vaifro Giacomo, Gli scritti di S. Francesco d’Assisi, S. Maria degli Angeli, 1971, pp. 168, “Picenum Seraphicum”, 9 (1972), pp. 328-329. (R)

 

Piat Stephane J., Con Cristo povero e crocifisso (una biografia di S. Francesco), Milano, 1971, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 253-255. (R)

 

Spetia G.,  Studio su Bevagna, Roma, 1972, pp. 286, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 255-256. (R).

 

I dialetti dell’Italia mediana con particolare riguardo alla regione umbra, Atti del V convegno di studi umbri, Gubbio 28 maggio 1967, 1970, pp. 557, “Picenum Seraphicum”, 10 (1973), pp. 267-272.(R).

 

Biocchi Agostino Guido, La Valle di Sopraregia o Salmaregia nella diocesi di Nocera Umbra, Fabriano, 1974, pp. 522, ill.,  “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 450-452. (R).

 

Le carte dell’abbazia di S. Croce di Sassovivo, Firenze, 1973, pp. XXIII, 398, tavv., “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 452-455. (R)

 

Iacopone da Todi, laude, a cura di Franco Mancini, La Terza, 1974, pp. 864, “Picenum Seraphicum”, 11 (1974), pp. 455-456. (R)

 

Fabbi Ansano, Storia ed arte nel comune di Cascia, Cascia, 1975, pp. 525, ill., “Picenum Seraphicum”, 12 (1975), pp. 319-322. (R)

 

Fabbi Ansano, Storia dei comuni della Valnerina, Abeto (Pg), 1976, pp. 885, ill., “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 427-429. (R)

 

Nessi Silvestro, Il Comune di Montefalco, Spoleto, 1977, pp. 207, 27 tavv., 3 carte geogr., “Picenum Seraphicum”, 13 (1976), pp. 430-431. (R)

 

Sigismondi Gino, Nuceria in Umbria, contributi alla sua storia dalle origini all’età feudale, Foligno, (1979), pp. 395, 22 Tavv., “Picenum Seraphicum”, 14 (1977-1978), pp. 429-432. (R. Romualdo Sassi)

 

Santarelli Giuseppe, Le leggende dei Monti Sibillini, Montefortino (AP), Santuario dell’Ambro, pp. 149, ill., “Picenum Seraphicum”, 14 (1977-1978), pp. 433-435. (R)

 

Bigaroni Marino, Montesanto di Todi, Assisi, 1981, pp. 195, ill., “Picenum Seraphicum”, 15 (1979-1980), pp. 326-328. (R)

 

Prime manifestazioni di vita comunitaria maschile e femminile del movimento francescano della Penitenza, Atti del Convegno di Assisi, 30 giugno-2 luglio 1981, Roma, 1982, pp. 707, “Picenum Seraphicum”, 15 (1979-1980), pp. 330-335. (R)

 

Esser K., Il testamento di S. Francesco d’Assisi, Milano, 1978, Picenum Seraphicum”, 16 (1981-1983), pp. 253-254. (R)

 

San Francesco e Rivotorto. I primi passi della fraternità francescana, il santuario, il territorio, a cura di E. Camil, Assisi, Casa Editrice francescana, 2004; “Picenum Seraphicum”, Nuova Serie 24 (2005), pp. 313-314. (R)

 

Lacune: 1 (1964); 2 (1965); 3 (1966); 4 (1967); 5 (1968); 8 (1971), (v. nota); Nuova Serie 18 (1999).

 


 


* Si ringrazia padre Stanislao da Campagnola, Professore Emerito dell’Università di Perugia, per aver permesso la consultazione di questo volume, appartenente alla sua biblioteca privata.